Vai al contenuto

Scarica Crea ricevute

Inquadralo con la fotocamera del telefono. Si apre l’App Store del tuo Paese.

Apri la pagina dell’App Store

Android: in arrivo

Quietanza di pagamento: cos’è, quando serve e come si scrive

· Lettura: 9 min

Indice (8 sezioni)

La quietanza di pagamento è la dichiarazione scritta con cui chi ha ricevuto una somma conferma di averla ricevuta. È la parola che si trova nei contratti, nella formula «per quietanza» accanto alla firma e nei moduli di banche e assicurazioni; nella vita di tutti i giorni la chiamiamo semplicemente ricevuta.

Questa guida spiega che cosa si intende per quietanza, in che cosa si distingue da una ricevuta, che cosa scriverci, quando si parla di quietanza liberatoria e quali quietanze non si scrivono da sé. Descrive consuetudini diffuse e non sostituisce il parere di un avvocato o di un commercialista.

Cos’è la quietanza di pagamento

La parola viene da «quietare», cioè soddisfare, mettere a posto: con la quietanza il creditore dichiara di essere stato pagato, e chi ha pagato ottiene la prova di aver saldato il proprio debito, in tutto o in parte.

Il riferimento più citato è l’articolo 1199 del codice civile: il creditore che riceve il pagamento deve, se il debitore lo chiede e a spese di quest’ultimo, rilasciare quietanza. In altre parole, chi paga ha il diritto di chiedere una prova scritta, e chi incassa non dovrebbe negarla.

Non esiste un modello ufficiale. Una quietanza può essere un foglio scritto a mano, una ricevuta stampata, una riga aggiunta in fondo a un documento («per quietanza», con data e firma) o un modulo preparato da una banca. Conta il contenuto: chi ha ricevuto, da chi, quanto, per che cosa, quando, e la firma.

«Per quietanza»: cosa significa e chi firma

La formula «per quietanza» si scrive accanto alla firma di chi ha ricevuto il denaro, in fondo a un documento che indica una somma: vuol dire «firmo per confermare che sono stato pagato». Firma sempre il creditore, o chi incassa per suo conto con un incarico, mai chi paga.

  • «Per quietanza»: chi firma conferma di aver ricevuto il pagamento indicato.
  • «Per ricevuta»: chi firma conferma di aver ricevuto un documento, un oggetto o una comunicazione, non per forza un pagamento.
  • «Per ricevuta e accettazione»: chi firma conferma di aver ricevuto un documento e di accettarne il contenuto, come succede con un preventivo o una lettera d’incarico.
  • «Per ricevuta e quietanza»: chi firma conferma sia di aver ricevuto un documento sia di essere stato pagato.

Nei moduli già pronti controlla sempre che cosa stai firmando: una firma «per quietanza» sotto un importo che non hai ricevuto per intero è difficile da contestare dopo.

Quietanza o ricevuta? Le differenze in una tabella

Nella vita di tutti i giorni «quietanza» e «ricevuta di pagamento» indicano quasi sempre la stessa cosa. Quando si distinguono, la differenza è di sfumatura; ben più netta è quella con i documenti fiscali di chi ha la partita IVA:

QuietanzaRicevuta di pagamentoFattura quietanzata
Che cosa attestache il creditore è stato pagato e il debito è estinto, in tutto o in parteche una somma è stata ricevuta, per una certa causaleche la fattura emessa è stata pagata
Chi la rilasciail creditore, anche privato, o chi incassa per luichi riceve il denaro, anche privatochi ha emesso la fattura: un’impresa o un professionista
Quandoal pagamento o dopo, su richiesta di chi pagaal pagamento o subito dopodopo il pagamento, sulla fattura già emessa
Che cosa contienecreditore, debitore, importo, causale, data, «a saldo» o «in acconto», firmachi paga, chi riceve, importo, causale, data, firmai dati della fattura più una dicitura come «pagato» o «per quietanza», con data e firma
Tipica perprestiti restituiti, saldi, risarcimenti, affitticontanti, vendite tra privati, rimborsispese da documentare, per esempio per alcuni bonus

Una quietanza non è una fattura: non è un documento fiscale e non sostituisce i documenti che imprese e professionisti devono emettere. Né la fattura, da sola, dimostra che si è pagato: indica quanto si deve, e per questo a volte viene chiesta «quietanzata», cioè con la conferma del pagamento.

Per i pagamenti tra privati, quietanza e ricevuta si scrivono allo stesso modo: il nostro fac simile di ricevuta di pagamento va bene per entrambe.

Come si scrive una quietanza di pagamento

Una quietanza tra privati contiene di solito questi elementi, nell’ordine in cui si leggono:

  1. luogo e data: il giorno in cui il denaro è stato ricevuto davvero;
  2. chi riceve: nome e cognome o denominazione del creditore, con indirizzo e, se serve, codice fiscale;
  3. da chi: nome e cognome di chi ha pagato;
  4. l’importo in cifre e in lettere, per esempio «1.200,00 € (milleduecento euro)»;
  5. la causale: per che cosa si paga, con i riferimenti utili, come un contratto, un preventivo o un periodo;
  6. se il pagamento chiude il debito («a saldo») o ne copre solo una parte («in acconto»), e in quel caso quanto resta;
  7. il metodo: contanti, bonifico, assegno;
  8. la firma del creditore, preceduta da «per quietanza» se vuoi usare la formula tradizionale.
Esempio di quietanza di pagamento

Quietanza di pagamento n. 2026-014

Milano, 5 ottobre 2026

La sottoscritta Giulia Rossi, Via Solferino 12, 20121 Milano,

dichiara di aver ricevuto da Marco Bianchi la somma di 1.200,00 € (milleduecento euro)

in contanti, a saldo del prestito concesso il 10 marzo 2026,

e di non avere altro a pretendere per questa causale.

Per quietanza – Giulia Rossi (firma)

Marco tiene l’originale, perché è lui a dover poter dimostrare di aver pagato; Giulia ne conserva una copia. Se il pagamento fosse stato solo una parte, al posto di «a saldo» ci sarebbe «in acconto», con l’importo che resta da pagare, e la frase finale andrebbe tolta.

Quietanza liberatoria: il pagamento a saldo

Si parla di quietanza liberatoria, o «a saldo», quando il creditore dichiara di aver ricevuto tutto quello che gli spettava per una certa causale e di non avere altro da pretendere. Libera il debitore: dopo averla firmata, chiedere altro per la stessa causale diventa difficile.

Si usa, per esempio, quando si restituisce l’ultima parte di un prestito, quando si chiude il conto con un artigiano o quando si mette fine a una discussione su una somma contestata, il cosiddetto «saldo e stralcio». Anche le assicurazioni preparano quietanze liberatorie per i risarcimenti: di solito, firmandole, si accetta quella somma come definitiva. Prima di firmare controlla:

  • che l’importo scritto sia quello ricevuto davvero, o quello che arriverà insieme alla firma;
  • a quale causale si riferisce: solo quel lavoro, quel sinistro, quel prestito, e non «qualsiasi pretesa» se non è quello che volete;
  • se restano fuori spese, interessi o danni ancora aperti;
  • data e firme di entrambi, se l’accordo è reciproco.

Nei rapporti di lavoro le rinunce e le transazioni del lavoratore seguono regole particolari. Per un risarcimento importante o una lite in corso, fatti consigliare da un avvocato, da un sindacato o da un’associazione di consumatori prima di firmare.

Quietanza liberatoria per un assegno pagato in ritardo

C’è poi un caso particolare: chi ha emesso un assegno rimasto scoperto e lo paga in ritardo deve di solito dimostrare il pagamento con una quietanza del beneficiario con firma autenticata, oppure con un’attestazione della banca, entro i termini previsti. Serve una firma autenticata, per esempio da un notaio: un PDF compilato online non basta. Chiedi alla tua banca come procedere.

Le quietanze che rilascia qualcun altro

Molte ricerche sulla quietanza riguardano documenti che non si scrivono da sé, perché li rilascia chi ha incassato:

  • la quietanza del modello F24, cioè la ricevuta di un versamento di imposte, che rilasciano la banca, le Poste o l’Agenzia delle Entrate e che di solito si trova nell’home banking o nel cassetto fiscale;
  • la quietanza della polizza di assicurazione, che conferma il pagamento del premio e la rilascia la compagnia o l’agenzia;
  • la quietanza delle rate di un mutuo o di un finanziamento, che rilascia la banca.

Se ti serve una di queste, rivolgiti a chi ha ricevuto il pagamento: una quietanza scritta da te non la sostituisce. Il generatore di questo sito serve per i pagamenti tra privati e piccole attività.

Quanto conservare una quietanza

La quietanza serve a chi ha pagato, e serve finché qualcuno potrebbe chiedergli di nuovo quella somma. Per questo i tempi più citati sono quelli della prescrizione: dieci anni come regola generale, cinque per molti pagamenti periodici, come affitti e spese condominiali. Sono riferimenti orientativi: per il tuo caso chiedi a un professionista.

Conserva l’originale firmato in un posto sicuro e tienine una copia digitale, anche solo una foto o una scansione. Se la quietanza è in PDF, archiviala insieme alla conferma del bonifico o all’estratto conto.

Domande frequenti

Quietanza e ricevuta sono la stessa cosa?

Nell’uso di tutti i giorni sì: entrambe confermano per iscritto che un pagamento è stato ricevuto. «Quietanza» è il termine più tecnico, usato nel codice civile, nei contratti e nei moduli di banche e assicurazioni, e sottolinea che il debito è stato estinto. Per un pagamento tra privati, una ricevuta firmata con i dati giusti fa lo stesso lavoro.

Chi rilascia la quietanza di pagamento?

La rilascia chi ha ricevuto il denaro, cioè il creditore, oppure chi incassa per suo conto, come un’agenzia o un amministratore. La può preparare anche chi paga, ma a firmarla deve essere chi ha ricevuto la somma. Il riferimento più citato, l’articolo 1199 del codice civile, dice che il creditore deve rilasciarla se il debitore la chiede.

Sulla quietanza serve la marca da bollo?

Per quietanze e ricevute sopra 77,47 € di norma si applica una marca da bollo da 2 €, salvo alcune eccezioni. Per chi debba pagarla, il riferimento più citato è ancora l’articolo 1199 del codice civile, che mette le spese della quietanza a carico di chi paga; nella pratica ci si accorda. Nel dubbio chiedi a un commercialista.

Cosa significa «fattura quietanzata»?

È una fattura su cui chi l’ha emessa conferma di essere stato pagato, di solito con una dicitura come «pagato» o «per quietanza», la data e la firma, oppure allegando la prova del pagamento. Viene chiesta quando bisogna dimostrare una spesa sostenuta, per esempio per alcuni bonus. La prepara chi ha emesso la fattura: questo sito non fa fatture, fa ricevute.

Una quietanza senza data o senza firma ha valore?

Senza la firma di chi ha ricevuto il denaro manca proprio la conferma del pagamento, e un foglio del genere si contesta facilmente. Anche la data conta: è quella in cui il denaro è arrivato davvero, non un’altra. Non possiamo dirti come verrebbe valutata in una lite; per stare tranquillo, fatti rilasciare una quietanza completa, datata e firmata.

Ricevi acconti e saldi?

Quando l’app è più comoda

  • Totale, già pagato e saldo

    Il tipo per acconti e pagamenti parziali mostra il totale, quanto è già stato pagato e il saldo residuo, che si calcola da solo.

  • La ricevuta del saldo, collegata

    Quando arriva il resto, l’app crea una nuova ricevuta che richiama quella precedente e la mandi su WhatsApp: si vede subito che il debito è chiuso.

  • Un codice QR per pagare il saldo

    Sulla ricevuta puoi aggiungere un codice QR SEPA: chi deve ancora pagare lo inquadra con l’app della banca, se la sua app lo legge.

Scarica suApp StoreAndroid: in arrivo

L’app per Android arriverà presto. Nel frattempo puoi creare le tue ricevute su questo sito.